Vita o Morte secondo Sam

 vitaLa narrativa secondo Sam....il concetto di vita e di morte.

Era il 1954 quando, forse per volere di Dio, trovai il diario del mio bisnonno. A quel tempo ero solo un ragazzo, meglio chiamato Mark Dine. C'era una mappa all'interno del diario, una mappa per la Groenlandia. In quel momento pensai che forse il mio bisnonno era disperso in quel posto, da anni...era scomparso senza dire niente a nessuno.

Partii con il mio fedele amico, il mio cane Arcantus, del cibo e dell'acqua, lo stretto necessario per ,al massimo,  un mese. Un coltello a serramanico e una tenda. Arrivai dopo qualche giorno...era una landa desolata, fredda e non c'era nessun essere che avesse vita nel giro di chilometri ad eccezione di Arcantus e me. Camminai per giorni e non mi diedi pace. Dopo un mese mi resi conto che le provviste non mi sarebbero bastate, quindi, ormai rassegnato, cercai di tornare indietro. Dopo quattro giorni capii che non sarei sopravvissuto.  Iniziai ad avere fame e troppo freddo e mi accorsi che, se avessi aspettato ancora, sarei morto di fame o assiderato. Mi sorpresi di guardare Arcantus e di trovarlo appetitoso. Pensai addirittura di togliergli la vita quando,  in quell'istante, vidi una bestia feroce all'orizzonte. Non riuscii a distinguere che animale fosse finchè non mi venne incontro. In quel preciso momento vidi che era un orso polare. Presi il coltello e, in quei pochi secondo di vita, pensai che l' orso sarebbe stato la mia salvezza o la mia rovina. Non avendo scelta decisi di rischiare e di lottare per la vita.

Quando mi salì sopra mi lacerò un braccio ma io riuscii a trafiggerlo nel collo con il coltello. Morì dissanguato. Cercando di non vomitare o, peggio, svenire, lo scuoiai, presi la sua pelle insanguinata e maleodorante e la usai come cappotto. Mangiammo le sue interiora. I tre squarci che avevo sulla spalla sinistra erano lunghi circa dieci centimetri e continuavano a sanguinare. Per fermare la fuoriuscita di sangue, bloccai la circolazione con la mia sciarpa.

Erano passati giorni da quando trovai l'orso ed il senso di colpa ancora non mi abbandonava. Vidi in lontananza un' igloo e ci andai di corsa. All'interno trovai uno scheletro con dei frantumi di carta coperti di una sostanza che sembrava sangue. Li presi in mano e lessi :" Io, John Dine sono sbarcato in questa landa desolata per trovare il tempio sacro di Jan Glu. Purtroppo la mia impresa non è riuscita ed ora morirò qui, in questo inferno dove ho vissuto negli ultimi venti anni. Se qualcuno troverà queste poche righe voglio che dica alla mia famiglia che avrei voluto passare molto più tempo con loro ma sono stato bloccato in questo posto maledetto da Dio."

Leggendo quella lettera capii tutto e, allora, cercai di tornare a casa dalla mia famiglia. Camminai per giorni e, quando fui agli estremi delle mie forze, persi le speranze e caddi svenuto a terra. Mi risvegliai in un ospedale con, al mio fianco, mia moglie, i miei due figli e il mio cane.

Mi dissero che un elicottero mi aveva trovato e soccorso portandomi in quell'ospedale. In quel momento capii che ero salvo e che potevo finalmente riposarmi. Capii anche che solo quando si sta ad un passo dalla morte si scopre il vero valore della vita.

 

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