Teo…la nostra storia e la nascita del marchio Teo I’m cool

Perchè nella vita si deve pur credere in qualcosa ed io e Teo ne siamo la testimonianza!

Il mio nome è Teo, sono un vanitoso maltesino nato il 20 marzo 2016 a Forlì, in uno splendido allevamento.  Le mie giornate  trascorrevano tranquille con mamma, papà e ben 8 tra fratellini e sorelline. Ogni tanto, però, mi sorprendevo a meravigliarmi nel veder entrare, in quella che reputavo essere la mia abitazione, qualche nuovo umano e, come per magia, dopo ore in cui venivamo presi e scrutati in ogni minimo dettaglio, qualcuno dei miei fratellini scompariva nel nulla lasciando in me molta tristezza. Un pomeriggio come tanti, proprio mentre stavo dormendo accoccolato alla mia mamma, accadde una cosa strana e molto inaspettata. Vidi avvicinarsi al mio box il mio allevatore. Senza nessuna coccola e senza proferir parola, mi prese e mi mise tra le braccia di un umano di sesso femminile dal sorriso sincero e dai modi gentili. Rimasi esterefatto nel notare che, senza porre nessuna domanda al mio allevatore e senza studiarmi, l’umano mi portò via. Nel lungo viaggio in auto ero spaventato ma lei, nonostante le avessi vomitato addosso, continuava a tenermi in braccio, ad accarezzarmi, sorridermi e pronunciare parole che non riuscivo a comprendere ma che avevano un tono dolcissimo. Mi condusse in un luogo dai grandi spazi dove conobbi un altro giovane umano anche lui dolce ed affettuoso, ma di sesso maschile. Impiegai diversi mesi per fidarmi di loro, mesi in cui mi rifugiavo nel mio angolino a studiarli, senza pronunciare parola, mesi in cui non riuscivo a comprendere appieno il significato delle loro frasi, ma avevo ben chiare le sensazioni provocate in me dal dolce tono con il quale venivano pronunciate.  A poco a poco, così, decisi di iniziare a comunicare con loro, ad abbaiare, a giocare insieme a loro ed a dimostrare anche io il mio amore. Arrivò l’inverno e mi ammalai. Mi portarono in un brutto luogo carico di odori strani dove un signore dal camice lungo ci informò che avevo la febbre e sgridò con tono cattivo la mia mamy per il non farmi indossare niente nelle nostre passeggiate al parco. Cosa poteva saperne lei, prima di me aveva avuto con sè solo cani di taglia grande i quali non sono così delicati come lo sono io! Iniziammo, così,  a visitare molti negozi alla ricerca di un cappottino per me, ma la mia mamy non faceva che trovare difetti in tutti e nessuno mi stava bene. Si, è vero, sono bellissimo e molto “cool “ma, non credo sia esattamente un difetto, sono più alto e più magro di un maltese standard.

…E così accadde.

Dopo settimane girando in lungo ed in largo alla ricerca del cappottino perfetto, in un giorno qualunque in cui eravamo al lavoro, la mia mamy mi guardò con quello sguardo che ha sempre quando ha un’ idea (o almeno crede) e mi disse: ” Ehi, Teo, ma se da una vita creo capi di abbigliamento per gli umani, possibile che non posso ideare un cappottino per te?”

Questo fu l’inizio del tutto. L’ inizio del marchio Teo I’m cool in mio onore.  Il nostro inizio, mio e della mia mamy . L’inizio della nostra avventura, di un progetto ambizioso, di sacrifici, di studio ma anche di tanto divertimento e di nuove avventure trascorse insieme. L’inizio di un marchio che non poteva esserci se non grazie all’ esperienza ed alla creatività della mia mamy, al mio essere molto “cool” e fotogenico, ma soprattutto, alla complicità che noi due abbiamo semplicemente guardandoci.

E se siete curiosi di sapere ad oggi come trascorro le mie giornate, eccovi accontentati. Mi divido (un maltesino intelligente lo deve sempre fare) tra lo star seduto sulle gambe del mio fratellino mentre studia o fa finta di studiare (questo devo ancora capirlo) ed il lavorare con la mia mamy divertendoci a creare capi sempre più perfetti e stilosi che poi, con fare vanitoso, amo indossare nei miei shooting fotografici.

Perchè non venite a conoscerci ed a sostenere il nostro progetto? Ci farebbe davvero molto piacere! Cliccate qui: TEO I'M COOL 

Navigando nello Shop avrete modo di testare di che pasta siamo fatti!

 

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Io ed il mio…Io

ioOra tocca a me, ora voglio essere me stesso e seguire ciò che il mio io mi urla!

Trascorri giorni, mesi, anni ad essere ciò che gli altri vogliono tu sia, tralasciando il tuo io.

Da piccolino i tuoi genitori ti educano ad essere ciò che è socialmente adeguato ed utile. Ti insegnano a vestirti come è buona norma agghindarsi, a parlare con termini, dialettica, toni ed enfasi adeguati.

Ti invitano o forse è più appropriato dire, obbligano, a circondarti di persone del tuo stesso ceto sociale, che hanno la tua stessa educazione, religione ed i tuoi stessi principi, anzi, i loro.

Crescendo, poi, il lavoro ti richiede un determinato comportamento, atteggiamento, una buona dose di paraculaggine, un’ estrema abilità nel celare il tuo io e le tue emozioni. Se sei triste, preoccupato, arrabbiato devi tener tutto dentro e sorridere, essere accondiscendente, essere accomodante con colleghi, superiori, clienti. Se poi ti ritrovi a svolgere un lavoro al pubblico, il tutto viene elevato alla massima potenza.

Per non parlare delle amicizie….se non hai la fortuna di circondati di persone che tollerano la libertà di essere se stessi, ti ritrovi ad indossare la maschera del perbenismo, ad entrare nella loro scena ed essere un’ invisibile comparsa accanto al loro recitare il copione dei primi ballerini.

E quando poi hai una relazione? Tra l’entrare in gioco delle aspettative ed il voler piacere , andare d’accordo e non deludere l’altro, il tuo io viene letteralmente calpestato.

Ma nel fare questo, ci annulliamo.

Celiamo quell’ essere noi stessi che è fondamentale per star bene, annulliamo il nostro io. E nel frattempo gli anni passano e ci ritroviamo a non saper più neanche chi siamo, cosa vogliamo e quali sono le nostre indoli, i nostri desideri più reconditi. Ascoltiamo ogni campana, i vari guru, leggiamo chissà quanti libri alla ricerca del nostro io, dell’ equazione miracolosa che ci faccia tornare il sorriso e la voglia di vivere, ma non riusciamo più a ritrovare il nostro essere noi stessi, il nostro io, la nostra peculiarità.

ioA 20 anni non si comprende tutto questo….in fondo, viene quasi spontaneo adeguarsi! In fondo ci si sente bene tanto il bisogno di apparire! Ma crescendo, il nostro corpo si ribella.

Il nostro non essere noi stessi crea confusione e diventiamo insoddisfatti, niente ci arreca più gioia, felicità, tutto diventa senza colore e sapore e le emozioni si attenuano, a volte addirittura scompaiono. Si diventa apatici con se stessi e con tutto ciò che ci circonda.

Ci ammaliamo. C’è chi soffre di depressione, ansia, bulimia, fibromialgia, somatizzazioni e mille altre patologie. C’è chi diventa apatico per la vita in genere! E’ il nostro corpo che si ribella! Il nostro io! Lui che vuole esplodere e non riesce perché non glielo permettiamo!

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Aborto – Giorno 2: domani è il giorno che ucciderò mio figlio!

abortoGiorno 2: Domani è il giorno stabilito  per l' Aborto.

"Domani sarà il giorno in cui ucciderò mio figlio o quello che ne è di lui."  Queste parole mi tartassavano la testa ed urlavano nelle mie tempie.

Ero confusa e, allo stesso tempo, arrabbiata di esserlo. Sono sempre stata una ragazza risoluta, decisa, una di quelle che sanno cosa vogliono e, con tenacia, ottengono qualsiasi risultato e raggiungono qualsiasi traguardo. Eppure non sapevo proprio cosa fare.

Osservavo il mio ragazzo ed il notare in lui una pace immensa mi sbalordiva. "Come fanno gli uomini ad avere questo alone di menefreghismo anche di fronte a situazioni di un’entità così gravosa?  Di fronte ad azioni e scelte talmente importanti da avere il potere di cambiarti la vita per sempre?"

E mia madre? Vogliamo parlare di mia madre? Per lei contava solo che io potessi laurearmi, non faceva che rinfacciarmi il denaro speso per farmi frequentare l’università ad Urbino. "Un bambino proprio non ci voleva! Non riuscirai a crescere un bimbo" -  ripeteva -  "tu che pensi solo ad uscire, divertirti, comprarti abiti". Mi invitava, implorava, obbligava ad andare all’appuntamento per l’aborto.

Come darle torto in fondo! Io ero realmente come lei mi delineava! Ero una ragazzina con la testa sulle nuvole. Pensate che solo qualche anno prima avevo tentato un approccio con la vendemmia durato ben un' ora prima di telefonare a mio padre per farmi venire a prendere. Troppa fatica!

E’ vero, non sarei mai riuscita ad assumermi tutte le responsabilità che una mamma deve farsi carico. Ma poi, quali sono questi doveri? Non ne avevo la più pallida idea! Non ero io quella che fino ad una settimana fa si riteneva di un’altra parrocchia in confronto a quelle ragazze che desideravano cosi tanto un figlio? Io e l’istinto materno eravamo agli antipodi.

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Paura di amare: i rimedi per chi soffre di Filofobia

paura

Broken heart

Per chi ha paura di amare perché teme di soffrire di nuovo, ecco i rimedi.

Nel precedente articolo abbiamo preso coscienza di come l’ apparenza non sempre denota realtà, di come la paura di amare possa rendere inermi ed incapaci di vivere.

A chi non è mai capitato di instaurare bellissime ed appassionanti relazioni con persone che, dall’ oggi al domani, senza alcuna apparente spiegazione, fanno un passo indietro non volendo concretizzare il rapporto e renderlo stabile?

Dietro questo comportamento si cela, di frequente, la paura di amare, una vera e propria patologia denominata Filofobia o Philofobia.

Nell'articolo Filofobia: la paura di amare abbiamo descritto i sintomi di questa patologia e le cause, comprendendone a fondo le manifestazioni.

Ma il non arrendersi presuppone il trovare una soluzione ad ogni cosa ed anche questa patologia può essere raggirata.

Naturalmente chi si trova o si è trovato ad avere un partner filofobico, avrà sofferto molto nel vedere l’ oggetto dei propri desideri fuggire nel momento in cui avrebbe dovuto impegnarsi ancora di più nel rapporto.

Ma questo sito è l’emblema del non arrendersi mai. Ecco, quindi, alcuni piccoli rimedi per cercare di star bene e salvare il rapporto.

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Filofobia: la paura di amare

philofobiaChe cosa è la Filofobia o Philofobia o paura di amare?

Amare è bellissimo, innamorarsi lo è ancora di più. Avete presente quel momento in cui batte forte forte il cuore? C’ è chi lo definisce “sentirsi le farfalle nello stomaco” ! Quel periodo, purtroppo sempre troppo breve, quando l’altro è da scoprire e si assapora ogni momento insieme, ci si esalta ed emoziona di ogni nuova scoperta, quando si contano i minuti che ci separano dall’oggetto dei nostri desideri e non si fa che pensare a come stupirlo, meravigliarlo, farlo innamorare di noi. Innamoramento che, con il tempo ed il conoscersi, conduce ad una profonda condivisione empatica di emozioni, gioie e dolori, un’intera vita progettando e realizzando i propri sogni.

Chi non vorrebbe tutto questo? Chi non vorrebbe innamorarsi ed amare?

Ebbene, ci sono persone che non ci riescono, non riescono ad amare. Ci sono persone che non riescono a credere nell’amore, ad impegnarsi, ricercando solo storielle frivole, non riuscendo a mettersi in gioco ed impegnarsi. Quante volte li abbiamo denigrati, criticati, non compresi traducendo il loro atteggiamento di rifiuto nei confronti di qualcosa di più serio come cattiveria, egoismo, frivolezza.

E se invece questo atteggiamento sia il sintomo e la conseguenza di un reale disturbo? Di una complessa patologia? Di un qualcosa di definito?

Si definisce Filofobia la paura di amare. Una paura persistente, ingiustificata ed anormale di innamorarsi ed amare una persona, una vera e propria anoressia sentimentale.

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Acrobata…la sua ricerca della felicità

acrobataUna poesia dove ognuno di noi si immedesima nell' Acrobata.

Era da tempo che non entravo in un circo

e pensavo che non sarebbe più successo

fino ad una sera d’inverno

una di quelle sere come tante.

  Quanti personaggi avevo visto in vita mia,

giocolieri e clown,

domatori ed illusionisti,

trapezisti e leggiadre ballerine.

 Ma quella sera era una serata strana

e mi lasciai prendere dalla magia

e dall’atmosfera che si creò

quando illuminato dai riflettori apparve l’ acROBata.

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Paura di cambiare

pauraLa cosa che spaventa di più al giorno d'oggi è la paura del cambiamento.

Chi di voi non ha mai avuto paura ? Chi non si è sentito almeno una volta insoddisfatto della propria vita? E non si è mai lamentato di essa? ..."Il mio matrimonio va male!" "Il lavoro non mi gratifica" "Sono stato deluso dalle persone" "Non mi sento compreso, non mi sento capito"  ....Sono le classiche frasi che gli individui insoddisfatti, anche solo rare volte, hanno di certo pronunciato o sentito come le proprie!

Ma ad una valutazione più analitica emerge che ciò che accomuna la maggior parte di questi individui è la paura staticità delle loro azioni...il vivere ogni giorno uguale al precedente, senza mai trovare il coraggio di mescolare le carte e ripartire da zero, la loro paura di cambiare!

Se continui a fare ciò che hai sempre fatto, continuerai ad ottenere ciò che hai sempre avuto. (Warren G. Bennis)

Gli uomini sono esseri abitudinari, hanno la necessità di avere schemi mentali ben definiti,  spiegazioni semplici da comprendere, rituali che si ripetono a decadenze prestabilite, porti sicuri ove approdare e campane di vetro dove sanno di potersi rifugiare. Si sentono coccolati da ciò che è abitudinario, certo ed hanno paura di ciò che non conoscono ed è diverso.

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