Aborto – Giorno 2: domani è il giorno che ucciderò mio figlio!

abortoGiorno 2: Domani è il giorno stabilito  per l' Aborto.

"Domani sarà il giorno in cui ucciderò mio figlio o quello che ne è di lui."  Queste parole mi tartassavano la testa ed urlavano nelle mie tempie.

Ero confusa e, allo stesso tempo, arrabbiata di esserlo. Sono sempre stata una ragazza risoluta, decisa, una di quelle che sanno cosa vogliono e, con tenacia, ottengono qualsiasi risultato e raggiungono qualsiasi traguardo. Eppure non sapevo proprio cosa fare.

Osservavo il mio ragazzo ed il notare in lui una pace immensa mi sbalordiva. "Come fanno gli uomini ad avere questo alone di menefreghismo anche di fronte a situazioni di un’entità così gravosa?  Di fronte ad azioni e scelte talmente importanti da avere il potere di cambiarti la vita per sempre?"

E mia madre? Vogliamo parlare di mia madre? Per lei contava solo che io potessi laurearmi, non faceva che rinfacciarmi il denaro speso per farmi frequentare l’università ad Urbino. "Un bambino proprio non ci voleva! Non riuscirai a crescere un bimbo" -  ripeteva -  "tu che pensi solo ad uscire, divertirti, comprarti abiti". Mi invitava, implorava, obbligava ad andare all’appuntamento per l’aborto.

Come darle torto in fondo! Io ero realmente come lei mi delineava! Ero una ragazzina con la testa sulle nuvole. Pensate che solo qualche anno prima avevo tentato un approccio con la vendemmia durato ben un' ora prima di telefonare a mio padre per farmi venire a prendere. Troppa fatica!

E’ vero, non sarei mai riuscita ad assumermi tutte le responsabilità che una mamma deve farsi carico. Ma poi, quali sono questi doveri? Non ne avevo la più pallida idea! Non ero io quella che fino ad una settimana fa si riteneva di un’altra parrocchia in confronto a quelle ragazze che desideravano cosi tanto un figlio? Io e l’istinto materno eravamo agli antipodi.

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Nonna…a te che hai percepito l’ inizio del mio tutto.

nonnaIl punto zero. Il punto in cui tutto iniziò. Il momento che ha cambiato le vite di una nonna e di una ragazzina tra passato, presente e futuro.

C’era una volta una grande donna, una di quelle che lasciano il segno nel cuore e nell’animo di chi ha l’onore di incrociarle nel cammino dei propri passi.

Una di quelle che, alla veneranda età di 84 anni, accompagnava la nipote ventenne ad Urbino, all’Università, non prima di mettersi il foulard delle grande occasioni ed il suo immancabile rossetto rosso. Rossetto che la caratterizzava in ogni occasione, anche la più banale, come l’andare fuori a portar via la spazzatura. “Non si sa mai chi si può incontrare e cosa ci riserva il destino anche nelle circostanze più impensabili” proferiva! Come darle torto, direi!

Durante questi viaggi, non mancava occasione di abbordare in ogni locale o in giro per strada, passanti o baristi ponendo loro la consueta domanda: ”Hai notato quanto è bella mia nipote? Tu sei single?” Immancabilmente la reazione della nipote era di trovare nell’ immediato un posticino per nascondersi o il fingere di non conoscerla, ma alla temeraria nonnina non importava!

Una donna dal temperamento romagnolo, caratteristico delle sue origini, la cui solarità e gioia di vivere contagiavano chiunque la incontrasse.

Una donna forte, capace di far tutto e compiere qualsiasi azione in solitaria. Si, è vero, aveva avuto qualche difficoltà con il passaggio dalla lira all’euro, ma se l’era cavata egregiamente!

Quel tipo di donna che neanche il cancro o la radioterapia riescono a toglierle il sorriso.

E poi c’era una ragazzina. Una di quelle teste matte all’apparenza, ma con un animo, un' intelligenza ed una sensibilità fuori dal comune. La sua bellezza ed i suoi risultati scolastici erano l’orgoglio della nonna che non faceva che elogiarla con le amiche di carte e le ripeteva sempre: “Una come te non può che lavorare in banca e trovare un ragazzo benestante” Preciso che in quei tempi il lavoro in banca era considerato il top da un punto di vista economico e di certezza futura.

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Filofobia: la paura di amare

philofobiaChe cosa è la Filofobia o Philofobia o paura di amare?

Amare è bellissimo, innamorarsi lo è ancora di più. Avete presente quel momento in cui batte forte forte il cuore? C’ è chi lo definisce “sentirsi le farfalle nello stomaco” ! Quel periodo, purtroppo sempre troppo breve, quando l’altro è da scoprire e si assapora ogni momento insieme, ci si esalta ed emoziona di ogni nuova scoperta, quando si contano i minuti che ci separano dall’oggetto dei nostri desideri e non si fa che pensare a come stupirlo, meravigliarlo, farlo innamorare di noi. Innamoramento che, con il tempo ed il conoscersi, conduce ad una profonda condivisione empatica di emozioni, gioie e dolori, un’intera vita progettando e realizzando i propri sogni.

Chi non vorrebbe tutto questo? Chi non vorrebbe innamorarsi ed amare?

Ebbene, ci sono persone che non ci riescono, non riescono ad amare. Ci sono persone che non riescono a credere nell’amore, ad impegnarsi, ricercando solo storielle frivole, non riuscendo a mettersi in gioco ed impegnarsi. Quante volte li abbiamo denigrati, criticati, non compresi traducendo il loro atteggiamento di rifiuto nei confronti di qualcosa di più serio come cattiveria, egoismo, frivolezza.

E se invece questo atteggiamento sia il sintomo e la conseguenza di un reale disturbo? Di una complessa patologia? Di un qualcosa di definito?

Si definisce Filofobia la paura di amare. Una paura persistente, ingiustificata ed anormale di innamorarsi ed amare una persona, una vera e propria anoressia sentimentale.

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Scuola: come aiutare il nostro bambino

scuolaEsiste forse un manuale del buon genitore circa il corretto approccio del proprio figlio con la scuola ?

Magari esistesse! Ci eviteremo enormi ansie, preoccupazioni e domande su quale atteggiamento sia più giusto e quale sia il più propedeutico ad una crescita interiore del nostro bambino che lo porti ad un proficuo andamento a scuola.

Se siamo genitori riflessivi e capaci di metterci in discussione, già questo è un buon rimedio per la crescita di nostro figlio e molto spesso anche della nostra.

Ci son genitori, probabilmente per retaggi passati, che credono di esser sempre dalla parte della ragione, che credono di aver sempre le risposte corrette ed il cui dire e fare non ammettono critiche.

Probabilmente son quei genitori che hanno atteggiamenti autoritari con i loro bimbi, ai quali insegnano verità assolute e stili di vita adeguati a quello che loro ritengono essere il comportamento perfetto. “Devi andare bene a scuola; Guarda Marco che voto ha preso! E’ migliore di te!” A mio avviso peccano su un particolare….ogni bambino ha un’ indole ed una personalità diversa e, crescendo, attitudini diverse che bisogna ascoltare ed incoraggiare per renderlo un individuo responsabile e sicuro di sé. Ogni bambino reagisce in maniera differente rispetto a stimoli, a situazioni…alcuni sono maggiormente capaci di esternare ciò che sentono, di sfogarsi, di raccontare e raccontarsi; alcuni bimbi tornando da scuola, ti fanno sedere e spontaneamente raccontano di insegnanti, compiti, compagni di scuola, descrivono sensazioni e stati d’animo. Altri bimbi non riescono e si tengono tutto dentro per poi, chissà quando, scoppiare in reazioni inimmaginabili per il genitore non attento alla loro interiorità.

E allora? Cosa, noi poveri genitori, spesso presi e confusi dalla odierna difficoltà del nostro vivere, possiamo fare?

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Amore…per me vuol dire mio figlio

amoreCosa significa la parola Amore?

In tutti questi anni molte persone, specialmente i miei compagni, mi chiedevano se io li amassi. La mia risposta a questa domanda era essa stessa una domanda e cioè: "Ma cosa è l’amore?"

La definizione della parola Amore ha un significato oggettivo? O ogni individuo ne attribuisce uno in base alle proprie personali aspettative, abitudini, in base all’educazione ricevuta e alle proprie esperienze?

Io credo che l' amore sia molto, molto soggettivo.

Conosco persone che amano, o credono di farlo, nei modi e per le motivazioni più disparate.

Alcune non riescono ad amare perché son state ferite profondamente e non riescono più ad abbattere il muro che hanno eretto per difendersi dal mondo esterno, per non soffrire.

Conosco persone che si isolano, fuggono non solo da qualsiasi relazione sentimentale ma anche da ogni tipo di relazione sociale per evitare di entrare in empatia con qualcuno, tanto il terrore che prima o poi questo qualcuno le ferisca.

"Non voglio più star male", dicono, quando in realtà per evitare una possibile delusione futura, vivono quotidianamente in uno stato di sfiducia non trovando alcun scopo ed essendo depresse ed insoddisfatte.

Conosco persone, soprattutto uomini che ,quando ti conoscono, ti dicono: “Io non mi innamoro, non mi innamorerò mai!” con aria spavalda, come se questo loro vaccino che credono di avere contro i sentimenti, li renda migliori e li faccia apparire più appetibili e forti non avendo la consapevolezza che è proprio il contrario. La vera forza sta nel rischiare, sempre; solo vivendo qualsiasi situazione ci si arricchisce e si cresce. Il non vivere rende statici mentre l'uomo ha necessità di accrescersi, di mutare, di evolversi e sperimentare il cambiamento.

Conosco persone che amano troppo, che hanno un cuore talmente grande da aiutare chiunque, anche chi si approfitta di loro ed è opportunista; in realtà forse queste persone dovrebbero amare un po’ più se stesse.

Ma qualsiasi tipo di persone noi siamo, credo ci sia un solo Amore con la A maiuscola. Un amore talmente grande da essere indissolubile nel tempo ed inattaccabile da qualsiasi circostanza...l’amore per un figlio.

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Danno endofamiliare

danno endofamiliareCosa si intende per danno endofamiliare?

Si definisce “ danno endofamiliare ”  l’ insieme dei comportamenti che danneggiano la dignità, l’onore o la reputazione di un componente della propria famiglia. Naturalmente, proprio per definizione, per avere un illecito endofamiliare si presuppone l' esistenza di un nucleo familiare precedente all' avvenire dell' illecito stesso.

Per quanto concerne il rapporto tra coniugi, questo danno riguarda la violazione dell’ obbligo di fedeltà, la presenza di comportamenti violenti, discriminatori o non onesti tali da intaccare la dignità e l’ integrità psicofisica del consorte tra cui omettere e non mettere al corrente l’altro della propria impotenza o del proprio stato di gravidanza causato da terze persone, (quest' ultimo atteggiamento viene definito mobbing familiare) o la mancata assistenza materiale come il mancato mantenimento del coniuge.

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Vita da papà single

gioco della vitaSe sei un papà single come sarà la tua vita?

La vita, ogni giorno, ti mette alla prova...un giorno provi emozioni forti, piene di vita, un attimo dopo non sei più tu, cambi, modifichi il tuo essere Uomo, il tuo essere persona.
Dopo 24 anni di vita con una donna, amica, compagna, gioie, abitudini, felicità, tristezza, sacrifici, viaggi, cresci insieme, diventi uomo ......e poi una bellissima bambina! Anni indimenticabili dai primi passi alla comunione, la cresima, la scuola, la febbre ........bellissime sensazioni.
Poi un giorno ti accorgi che si cresce in modo diverso , io e questa donna non abbiamo più nulla da condividere, uno predilige la vita in famiglia, la tranquillità, i viaggi; l'altra il lavoro... e la figlia che ci dovrebbe unire nn riesce più a farci restare insieme.
Un bel giorno, dopo l'ennesima litigata, prendo i miei vestiti e me ne vado per non fare ulteriori danni morali a mia figlia......nessun figlio deve vedere i genitori litigare.....
Da qui il mio RITROVARMI...

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