Infedeltà: per l’ addebito della separazione occorrono prove

infedeltàCome reperire le prove concrete dell' Infedeltà ed ottenere l' addebito della separazione

Quando il rapporto non appaga più, molto spesso si tende a guardarsi intorno per cercare al di fuori del nucleo familiare quel brio e quel sentirsi desiderati che si crede scomparso all’interno delle mura domestiche.

Attenzione però. Sarebbe bene fermare un attimo gli impulsi e prendere coscienza delle conseguenze che, l’ essere infedeli intraprendendo una relazione extra, può avere nell’immediato futuro.

Il tradimento, l’ infedeltà coniugale è molto spesso la causa scatenante non solo dell’ addebito della separazione, ma anche dell’ inizio di una separazione giudiziale.

L ‘ art. 143 del Codice Civile, articolo che gli sposati conoscono molto bene in quanto viene citato dal prete in quel giorno nel quale, con immensa euforia, si pronuncia il fatidico SI, cita: “Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri [151, 160, 316; 29, 30 Cost.]. Dal matrimonio deriva l'obbligo reciproco alla fedeltà, all'assistenza morale e materiale [146], alla collaborazione nell'interesse della famiglia e alla coabitazione [107, 146; 570 c.p.] . Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia [146, 186, 193] “

I doveri elencati per un coniuge nel presente articolo diventano, quindi, diritti per l'altro. In sostanza la fedeltà è l'astenersi reciprocamente da relazioni sentimentali con altri soggetti.

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Io ed il mio…Io

ioOra tocca a me, ora voglio essere me stesso e seguire ciò che il mio io mi urla!

Trascorri giorni, mesi, anni ad essere ciò che gli altri vogliono tu sia, tralasciando il tuo io.

Da piccolino i tuoi genitori ti educano ad essere ciò che è socialmente adeguato ed utile. Ti insegnano a vestirti come è buona norma agghindarsi, a parlare con termini, dialettica, toni ed enfasi adeguati.

Ti invitano o forse è più appropriato dire, obbligano, a circondarti di persone del tuo stesso ceto sociale, che hanno la tua stessa educazione, religione ed i tuoi stessi principi, anzi, i loro.

Crescendo, poi, il lavoro ti richiede un determinato comportamento, atteggiamento, una buona dose di paraculaggine, un’ estrema abilità nel celare il tuo io e le tue emozioni. Se sei triste, preoccupato, arrabbiato devi tener tutto dentro e sorridere, essere accondiscendente, essere accomodante con colleghi, superiori, clienti. Se poi ti ritrovi a svolgere un lavoro al pubblico, il tutto viene elevato alla massima potenza.

Per non parlare delle amicizie….se non hai la fortuna di circondati di persone che tollerano la libertà di essere se stessi, ti ritrovi ad indossare la maschera del perbenismo, ad entrare nella loro scena ed essere un’ invisibile comparsa accanto al loro recitare il copione dei primi ballerini.

E quando poi hai una relazione? Tra l’entrare in gioco delle aspettative ed il voler piacere , andare d’accordo e non deludere l’altro, il tuo io viene letteralmente calpestato.

Ma nel fare questo, ci annulliamo.

Celiamo quell’ essere noi stessi che è fondamentale per star bene, annulliamo il nostro io. E nel frattempo gli anni passano e ci ritroviamo a non saper più neanche chi siamo, cosa vogliamo e quali sono le nostre indoli, i nostri desideri più reconditi. Ascoltiamo ogni campana, i vari guru, leggiamo chissà quanti libri alla ricerca del nostro io, dell’ equazione miracolosa che ci faccia tornare il sorriso e la voglia di vivere, ma non riusciamo più a ritrovare il nostro essere noi stessi, il nostro io, la nostra peculiarità.

ioA 20 anni non si comprende tutto questo….in fondo, viene quasi spontaneo adeguarsi! In fondo ci si sente bene tanto il bisogno di apparire! Ma crescendo, il nostro corpo si ribella.

Il nostro non essere noi stessi crea confusione e diventiamo insoddisfatti, niente ci arreca più gioia, felicità, tutto diventa senza colore e sapore e le emozioni si attenuano, a volte addirittura scompaiono. Si diventa apatici con se stessi e con tutto ciò che ci circonda.

Ci ammaliamo. C’è chi soffre di depressione, ansia, bulimia, fibromialgia, somatizzazioni e mille altre patologie. C’è chi diventa apatico per la vita in genere! E’ il nostro corpo che si ribella! Il nostro io! Lui che vuole esplodere e non riesce perché non glielo permettiamo!

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Aborto – Giorno 2: domani è il giorno che ucciderò mio figlio!

abortoGiorno 2: Domani è il giorno stabilito  per l' Aborto.

"Domani sarà il giorno in cui ucciderò mio figlio o quello che ne è di lui."  Queste parole mi tartassavano la testa ed urlavano nelle mie tempie.

Ero confusa e, allo stesso tempo, arrabbiata di esserlo. Sono sempre stata una ragazza risoluta, decisa, una di quelle che sanno cosa vogliono e, con tenacia, ottengono qualsiasi risultato e raggiungono qualsiasi traguardo. Eppure non sapevo proprio cosa fare.

Osservavo il mio ragazzo ed il notare in lui una pace immensa mi sbalordiva. "Come fanno gli uomini ad avere questo alone di menefreghismo anche di fronte a situazioni di un’entità così gravosa?  Di fronte ad azioni e scelte talmente importanti da avere il potere di cambiarti la vita per sempre?"

E mia madre? Vogliamo parlare di mia madre? Per lei contava solo che io potessi laurearmi, non faceva che rinfacciarmi il denaro speso per farmi frequentare l’università ad Urbino. "Un bambino proprio non ci voleva! Non riuscirai a crescere un bimbo" -  ripeteva -  "tu che pensi solo ad uscire, divertirti, comprarti abiti". Mi invitava, implorava, obbligava ad andare all’appuntamento per l’aborto.

Come darle torto in fondo! Io ero realmente come lei mi delineava! Ero una ragazzina con la testa sulle nuvole. Pensate che solo qualche anno prima avevo tentato un approccio con la vendemmia durato ben un' ora prima di telefonare a mio padre per farmi venire a prendere. Troppa fatica!

E’ vero, non sarei mai riuscita ad assumermi tutte le responsabilità che una mamma deve farsi carico. Ma poi, quali sono questi doveri? Non ne avevo la più pallida idea! Non ero io quella che fino ad una settimana fa si riteneva di un’altra parrocchia in confronto a quelle ragazze che desideravano cosi tanto un figlio? Io e l’istinto materno eravamo agli antipodi.

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Incinta – Giorno 1: e adesso? Cosa faccio?

incintaGiorno 1 – 24 anni, un ragazzo appena conosciuto, 9 esami dalla laurea ed una carriera promettente, una nonna che prima di morire le dice di essere incinta.....ed ora?

Ore 06:00 Spalancai gli occhi ancora gonfi dal dolore di aver perso la persona che adoro così tanto, mia nonna. Il primo pensiero andò a lei. Li richiusi, ma dopo un istante di calma o forse è meglio definibile spossatezza, li riaprii terrorizzata. Mi tornarono alla mente le sue parole a cui non avevo dato il giusto peso, parole in cui mi dichiarava di sentire che ero incintaPuò una persona in fin di vita indovinare, o forse è meglio dire, sentire cose di cui neanche tu in prima persona sei a conoscenza? Può predire il tuo futuro?

In un secondo sgattaiolai fuori dal letto, corsi inciampando nei miei passi in direzione del diario in cui annotavo tutto, o quasi. “Oddio, quando ho avuto l’ultimo ciclo?” Iniziai a sfogliare le pagine. Questo mese no, il mese precedente neanche. Come è caratteristico di una personalità fiduciosa nelle proprie capacità mentali, le pagine erano completamente vuote per mesi e mesi.

E la mia mente era ugualmente una tabula rasa!

Panico! Il vano ricordo di un qualche segnale due mesi prima mi donò un leggero sollievo. Dai Ale, tranquilla, semplicemente non lo hai segnato! Perché preoccuparsi, quindi, in fondo hai il ciclo irregolare , arriverà! Non sei incinta!

Ritornai a letto, ma le parole di mia nonna non facevano che riecheggiare continuamente nella mente confusa e spaventata di una ragazzina: "Di al mio rosiccio che è incinta, dille di tenere il suo bambino".

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Nonna…a te che hai percepito l’ inizio del mio tutto.

nonnaIl punto zero. Il punto in cui tutto iniziò. Il momento che ha cambiato le vite di una nonna e di una ragazzina tra passato, presente e futuro.

C’era una volta una grande donna, una di quelle che lasciano il segno nel cuore e nell’animo di chi ha l’onore di incrociarle nel cammino dei propri passi.

Una di quelle che, alla veneranda età di 84 anni, accompagnava la nipote ventenne ad Urbino, all’Università, non prima di mettersi il foulard delle grande occasioni ed il suo immancabile rossetto rosso. Rossetto che la caratterizzava in ogni occasione, anche la più banale, come l’andare fuori a portar via la spazzatura. “Non si sa mai chi si può incontrare e cosa ci riserva il destino anche nelle circostanze più impensabili” proferiva! Come darle torto, direi!

Durante questi viaggi, non mancava occasione di abbordare in ogni locale o in giro per strada, passanti o baristi ponendo loro la consueta domanda: ”Hai notato quanto è bella mia nipote? Tu sei single?” Immancabilmente la reazione della nipote era di trovare nell’ immediato un posticino per nascondersi o il fingere di non conoscerla, ma alla temeraria nonnina non importava!

Una donna dal temperamento romagnolo, caratteristico delle sue origini, la cui solarità e gioia di vivere contagiavano chiunque la incontrasse.

Una donna forte, capace di far tutto e compiere qualsiasi azione in solitaria. Si, è vero, aveva avuto qualche difficoltà con il passaggio dalla lira all’euro, ma se l’era cavata egregiamente!

Quel tipo di donna che neanche il cancro o la radioterapia riescono a toglierle il sorriso.

E poi c’era una ragazzina. Una di quelle teste matte all’apparenza, ma con un animo, un' intelligenza ed una sensibilità fuori dal comune. La sua bellezza ed i suoi risultati scolastici erano l’orgoglio della nonna che non faceva che elogiarla con le amiche di carte e le ripeteva sempre: “Una come te non può che lavorare in banca e trovare un ragazzo benestante” Preciso che in quei tempi il lavoro in banca era considerato il top da un punto di vista economico e di certezza futura.

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Paura di amare: i rimedi per chi soffre di Filofobia

paura

Broken heart

Per chi ha paura di amare perché teme di soffrire di nuovo, ecco i rimedi.

Nel precedente articolo abbiamo preso coscienza di come l’ apparenza non sempre denota realtà, di come la paura di amare possa rendere inermi ed incapaci di vivere.

A chi non è mai capitato di instaurare bellissime ed appassionanti relazioni con persone che, dall’ oggi al domani, senza alcuna apparente spiegazione, fanno un passo indietro non volendo concretizzare il rapporto e renderlo stabile?

Dietro questo comportamento si cela, di frequente, la paura di amare, una vera e propria patologia denominata Filofobia o Philofobia.

Nell'articolo Filofobia: la paura di amare abbiamo descritto i sintomi di questa patologia e le cause, comprendendone a fondo le manifestazioni.

Ma il non arrendersi presuppone il trovare una soluzione ad ogni cosa ed anche questa patologia può essere raggirata.

Naturalmente chi si trova o si è trovato ad avere un partner filofobico, avrà sofferto molto nel vedere l’ oggetto dei propri desideri fuggire nel momento in cui avrebbe dovuto impegnarsi ancora di più nel rapporto.

Ma questo sito è l’emblema del non arrendersi mai. Ecco, quindi, alcuni piccoli rimedi per cercare di star bene e salvare il rapporto.

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Filofobia: la paura di amare

philofobiaChe cosa è la Filofobia o Philofobia o paura di amare?

Amare è bellissimo, innamorarsi lo è ancora di più. Avete presente quel momento in cui batte forte forte il cuore? C’ è chi lo definisce “sentirsi le farfalle nello stomaco” ! Quel periodo, purtroppo sempre troppo breve, quando l’altro è da scoprire e si assapora ogni momento insieme, ci si esalta ed emoziona di ogni nuova scoperta, quando si contano i minuti che ci separano dall’oggetto dei nostri desideri e non si fa che pensare a come stupirlo, meravigliarlo, farlo innamorare di noi. Innamoramento che, con il tempo ed il conoscersi, conduce ad una profonda condivisione empatica di emozioni, gioie e dolori, un’intera vita progettando e realizzando i propri sogni.

Chi non vorrebbe tutto questo? Chi non vorrebbe innamorarsi ed amare?

Ebbene, ci sono persone che non ci riescono, non riescono ad amare. Ci sono persone che non riescono a credere nell’amore, ad impegnarsi, ricercando solo storielle frivole, non riuscendo a mettersi in gioco ed impegnarsi. Quante volte li abbiamo denigrati, criticati, non compresi traducendo il loro atteggiamento di rifiuto nei confronti di qualcosa di più serio come cattiveria, egoismo, frivolezza.

E se invece questo atteggiamento sia il sintomo e la conseguenza di un reale disturbo? Di una complessa patologia? Di un qualcosa di definito?

Si definisce Filofobia la paura di amare. Una paura persistente, ingiustificata ed anormale di innamorarsi ed amare una persona, una vera e propria anoressia sentimentale.

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Gelosia…cosa è e perché si prova

gelosiaQuali sono le sfaccettature della gelosia?

Esiste una gelosia sana ed una patologica?

Nel precedente articolo  Il mio partner non accetta che abbia un migliore amico  si discuteva l’enorme difficoltà che un individuo riscontra nell’accettare ed approvare anche solamente l’idea che il proprio partner abbia un amico del sesso opposto.

Ma perché questo avviene? Perché non si riesce ad accettare questa amicizia?

Il problema è la gelosia, un sentimento che si manifesta in molteplice situazioni, anche semplicemente nelle amicizie, ma che è molto più manifesto nelle relazioni affettive.

Cosa si intende con il termine gelosia?

Treccani definisce la gelosia come uno "stato emotivo di dubbio e di tormentosa ansia di chi, senza giustificato motivo, teme che la persona amata gli sia insidiata da un rivale". Differentemente, l’invidia, è il sentimento di chi desidera una cosa posseduta da un altro, senza che in questa rivalità sia coinvolta una terza persona.

In ambito psicoanalitico, la gelosia è essa stessa una pulsione, vale a dire  una eccitazione interna inconscia alla quale non ci si può sottrarre ed ha origine nel noto "Complesso Edipico" considerato da Freud una tappa fondamentale dello sviluppo di ogni bambino che altro non è che il sentimento di rivalità vissuto dal bambino nei confronti del padre, con il quale ci si contende l’amore esclusivo della madre.

Ma, parlando in parole semplici, la gelosia è semplicemente un sentimento provocato dalla paura di perdere qualcosa o qualcuno a cui si tiene molto. Un sentimento talmente forte da generare, quando diventa patologica, azioni folli e disperate, tanto il timore di essere abbandonati da chi si crede di amare.

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Amico..il mio partner non accetta che abbia un migliore amico

amicoIl mio partner è geloso e teme il mio migliore amico!

"Se ami qualcuno lascialo libero, se è veramente tuo tornerà da te” diceva Richard Bach

Allora perché è spesso tanto complicato far accettare l’ amicizia con una persona del sesso opposto al proprio partner? Talmente complicato da condurre alla scissione con il proprio migliore amico pur di mantenere saldo e sereno il proprio rapporto sentimentale!

Eppure è così bello avere un amico del sesso opposto al nostro! Io ne sono una fautrice.....Considero l’avere un amico molto più semplice dell’ avere una relazione sentimentale. L’amico non chiede, non pretende, con lui puoi essere te stessa, completamente! Puoi essere totalmente e profondamente sincera, puoi mostrare ogni tuo lato negativo, puoi mostrarti nervosa o giù di morale quando sei nervosa e giù di morale. Non devi attuare comportamenti atti a dover necessariamente piacere, non è necessario conquistare nessuno, non devi per forza sentirlo a cadenze stabilite, non hai obblighi, doveri ma nel rapporto erige la spontaneità e la sincerità.

Nei rapporti sentimentali, invece, è diverso. E’ bellissimo ed auspicabile avere un partner che sia anche il tuo migliore amico, ma molto complicato che questo accada.

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